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Murales ai silicati alla scuola materna Mosna di Aldeno

Si torna in Trentino per un nuovo murales, questa volta i colori utilizzati sono i silicati di potassio, che garantiscono una maggiore resistenza agli agenti atmosferici. Soggetto: “Jack e il fagiolo magico”, che nella mia versione va a sfondare il tetto della scuola materna di Aldeno. Di seguito le varie fasi del lavoro….

La parete prima dell’intervento

 

Fase di trasferimento del disegno sul muro. Applicazione dei cartoni

Stesura delle tinte di base per ogni elemento

Inizio definizione dei primi particolari

 

Il fagiolo gigante
 

Il paesaggio
 

un corvo
 

La gallina dalle uova d’oro
Jack

Il lavoro ultimato

un momento della giornata inaugurale

foto con i delegati del comune di Aldeno

Murales sul soffitto della scuola Filzi a Rovereto

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Realizzazione del soffitto del portico di ingresso della scuola elementare Filzi di Rovereto. L’opera ha una superficie di 64 mq ed è stata realizzata con colori acrilici e protezione idrorepellente finale. Rappresenta un’apertura dalla quale si affacciano i personaggi di Alice nel paese delle meraviglie, in prospettiva centrale, molto gradita dai bambini della scuola. Per l’esecuzione è stato impiegato un mese e mezzo di tempo, la fase tecnicamente  più difficile è stata quella relativa al trasferimento del disegno sul soffitto, il quale essendo in cemento armato, non permetteva il fissaggio del cartone per mezzo di chiodi.  E’ stato quindi necessario, dopo aver fatto stampare due manifesti di 6 x 4 m, suddividerli in otto strisce e applicarne una alla volta con l’ausilio di nastro adesivo. Di seguito delle rappresentazioni fotografiche della varie fasi.

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Il portico prima dei lavori
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Il disegno riportato sul soffitto
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Inizio della fase di pittura

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I lavori avanzano….

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Il bianconiglio che salta nel buco

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Inizia la realizzazione delle crepe

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Il cappellaio matto e la lepre marzolina

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Lavoro concluso !!!

 

 

Imprimitura. Indicazioni per preparare un buon fondo per la pittura

La prima fase nell’esecuzione di un quadro è costituita dalla preparazione del supporto che generalmente è una tavola di legno o un telaio con inchiodata una tela. In commercio si trovano tele già preparate con il fondo pronto per la stesura dei colori, ovvero verniciate con un liquido bianco denominato “fondo gesso”. Basandoci sulla nostra esperienza riportiamo che la preparazione delle tele commerciali è praticamente sempre insufficiente, in quanto “refrattaria” al colore. Su questi supporti è alquanto faticosa la stesura del colore anche con un buon grado di diluizione, e il colore non riesce a coprire il supporto alla prima passata.
E’ quindi buona norma ripetere l’imprimitura secondo quelle che sono le proprie esigenze.

IMPRIMITURA CON FONDO GESSO O GESSITE

Quest’ultimo altro non è che acqua e gesso (caolino o da falegname) miscelati alla quale viene aggiunta una percentuale di colla diluibile in acqua, necessaria per fissare il gesso alla nostra tela o tavola. E’ facilmente reperibile in commercio, tuttavia per chi volesse prepararlo da solo a costi decisamente più bassi, consigliamo l’utilizzo di una colla di tipo vinilico, poichè asciugandosi crea un film “plastificato” e risulta utile anche per regolare il grado di assorbimento della preparazione nel fondo. Per spiegarci meglio, se vogliamo evitare che la tela o tavola si “bevano” tutto il medium e buona parte del pigmento, dobbiamo fare in modo che il fondo sia sufficientemente impermeabilizzato, e per fare questo basta aumentare la percentuale di colla vinilica nel nostro preparato. Non esiste una quantità universale, ognuno deve arrivare al giusto grado di impermeabilizzazione in base alle proprie esigenze, con la sperimentazione e l’eventuale aggiunta di altri componenti.
Di seguito elenchiamo, per chi si vuole cimentare nel “fai da te” altre ricette per imprimitura, di stampo più tradizionale.

IMPRIMITURA AL BIANCO DI ZINCO

Colla di Lione (o di coniglio)…….5 parti
Bianco di zinco (in polvere)………3 parti
Gesso a legno…………………………1 parte
Olio di lino cotto……………………..1 parte

IMPRIMITURA AL LATTE

Gesso a oro………………………….4 parti
Colla di coniglio……………………4 parti
Latte con crema…………………….3 parti

IMPRIMITURA RAPIDA

Vernice di coppale………………….5 parti
Bianco di zinco………………………4 parti
Acqua ragia…………………………..1 parte

 

Il bozzetto

Dopo aver fatto la preparazione del fondo e procurato l’occorrente, mettiamo il pennello su carta e iniziamo a fissare le idee.
Questa operazione, che consiste nell’esecuzione di una versione “in piccolo” dell’opera che intendiamo realizzare, si chiama BOZZETTO. Quando ero ragazza consideravo questa fase inutile e noiosa, una sorta di perdita di tempo, e l’idea di dover ripetere l’esecuzione di un’opera per due volte consecutive, seppur in diversa scala mi faceva passare l’entusiasmo. Con l’età e la pratica ho poi realizzato che esso è in realtà il passaggio più importante e non può in nessun caso essere omesso, pena la buona riuscita del nostro lavoro, il quale altrimenti sarebbe affidato al caso. Ma qual’è l’utilità del bozzetto? esso è indispensabile per disporre in maniera equilibrata i colori e le forme  che nella nostra mente possono invece collocarsi in maniera confusa. Succede assai spesso che un’idea, in un primo momento apparentemente perfetta, non si rivela più tale una volta messa su carta, e che capiti di dover apportare diverse modifiche.
Ricordiamoci che basta davvero poco per rovinare l’architettura di una composizione, una figura fuori posto, colori non armonizzati o insignificanti (quest’ultima eventualità si verifica facilmente quando si copiano delle foto senza apportare alcuna miglioria).
Come si realizza il bozzetto? su carta, in formato ridotto rispetto alla dimensione del futuro quadro, disegnando a mano e dipingendo con colori ad acqua. Ma non solo, chi ha buone conoscenze informatiche può ricorrere anche all’utilizzo del photoshop, se non ha necessità di presentare il lavoro ad un committente. Quello che conta è delineare disegno e zone di colore in maniera anche non rifinita.
La fase di perfezionamento verrà poi sul quadro vero e proprio.

Occorrente per dipingere a olio

Per cimentarci nell’esecuzione di un quadro a olio avremo bisogno di:

TAVOLOZZA
PENNELLI
MEDIUM
COLORI
SUPPORTO
VERNICI FINALE E DA RITOCCO

Vediamo quali sono gli strumenti più pratici e più adatti a chi inizia, con un occhio anche alla spesa.

TAVOLOZZA

Indispensabile per la miscelazione dei colori durante il lavoro. Esistono di vari tipi e forme, ma tutte quante dopo un certo periodo di utilizzo, vanno grattate con una spatola per rimuovere gli strati di colore secco che andranno ad accumularsi su di essa. Utile quindi sceglierne una senza dislivelli, in modo che si possa procedere agevolmente con la pulizia. Noi consigliamo di utilizzare dei semplici piatti di plastica piani, poichè una volta usati si possono tranquillamente buttare senza perdere tempo per grattarli, costano poco e il ricambio frequente ci da la possibilità di avere una tavolozza tendenzialmente sempre bianca. Vedrete che dopo qualche ora di lavoro sarà un sollievo non dover sforzare gli occhi già stanchi per cercare il colore che vi serve su una tavolozza multicolore.

PENNELLI

I pennelli per la pittura ad olio devono essere più duri rispetto a quelli che si usano per i colori a tempera o acquarello. In commercio se ne trovano sia di pelo che sintetici.
Per iniziare noi consigliamo l’utilizzo del pennello sintetico, non solo per questioni di economicità ma anche perchè, paragonati ai pennelli di pelo più diffusi, hanno il vantaggio di mantenere la forma invece che dividersi in due o tre punte, la qual cosa è piuttosto irritante. Questo può dipendere anche da un’insufficiente lavaggio dopo l’uso. A tal proposito si consiglia la detersione dei pennelli con sapone per i piatti o di Marsiglia, finchè la schiuma prodotta dallo sfregamento non risulti pulita. Lo sgrassatore si rivela ancora più efficace con il vantaggio di non lasciare le setole secche dopo le operazioni di pulizia.
La sezione dei pennelli può essere sia di tipo piatto che rotondo. Serviranno entrambi i tipi, per l’esecuzione dei particolari è indispensabile un pennello a sezione tonda, numero zero oppure 1. Per le campiture è forse più comoda la sezione piatta, numero 12 o 14. Inoltre una o due misure intermedie, della forma che si preferisce. Sarà inoltre utile l’acquisto di una pennellessa che servirà per la stesura del fondo gesso o Imprimitura, oltre che per la realizzazione di campiture molto grandi. Questa non necessita di una particolare raffinatezza qualitativa, dunque anche una comune pennellessa da smalto con setole in plastica, di quelle che si trovano anche nei negozi di bricolage, andrà benissimo e si conserverà più a lungo delle altre.

MEDIUM

Come già evidenziato nell’introduzione alla pittura ad olio, per ottenere il classico aspetto blrillante e leggermente lucido di questa tecnica, è opportuno l’utilizzo degli olii seccativi nella diluizione dei colori. Tra questi, ricordiamo i seguenti:

Olio di lino

Il più comune ed economico. Di densità media e colore giallo chiaro. Si usa unicamente quello crudo nella miscelazione dei colori, mentre l’olio di lino cotto è molto scuro ed ha altri utilizzi.

Olio di papavero

Più chiaro e leggermente più fluido del precedente, è consigliato soprattutto perchè non altera la tonalità delle tinte. Sicuramente indicato per la macinatura e preparazione dei colori direttamente dai pigmenti in polvere. Più cotoso dell’olio di lino.

Olio di cartamo

Più chiaro dell’olio di lino, meno costoso dell’olio di papavero. Un buon compromesso.

Olio di noce

Estratto dal frutto del noce, è il più scuro tra gli olii seccativi.

Oltre a questi in commercio esistono altri tipi di medium di fabbricazione relativamente recente, altri che hanno funzioni specifiche, come rallentare (anti-seccativo) o velocizzare l’essiccamento dei colori (seccativo), oppure per rendere questi ultimi diluibili nell’acqua.

COLORI

Per coloro che non hanno il tempo e la pazienza di prepararsi i colori da soli, esistono in commercio svariate marche di colori ad olio in tubetto, di qualità pressochè equivalente. Ognuna di esse produce almeno due linee di colori, una “standard” ed una “per artisti”. La seconda differisce dall’altra per la macinatura più fine del pigmento e la percentuale più alta di quest’ultimo in proporzione all’olio con il quale è miscelato. Scelta la marcadobbiamo pensare a quali colori acquistare, poichè l’assortimento completo costerebbe una fortuna, oltre ad essere relativamente inutile. Dunque per iniziare ci vogliono i colori primari, il bianco e il nero:

CIANO O BLU PRIMARIO
GIALLO LIMONE O PRIMARIO
MAGENTA (quest’ultimo non è presente in tutte le marche. Può essere sostituito con la lacca magenta, la quale tuttavia è semi-coprente)
BIANCO DI ZINCO (O DI TITANIO) Il primo è un bianco più brillante, il secondo è leggermente più coprente.
NERO D’AVORIO (E’ il nero a connotazione più fredda. Esistono anche il nero di vite o di marte, tonalmente più caldi, i quali però vanno ad assomigliare maggiormente a certi bruni particolarmente scuri, come la terra di Cassel o il bruno Van Dick. Oltre a questi sono indispensabili altri colori che non sarebbero di facile riproduzione per mezzo dei colori primari e che in ogni caso non avrebbero lo stesso aspetto. Ricordiamoci che più mischiamo i colori tra loro, più questi perdono in brillantezza e qualità.
Indichiamo i seguenti:

BLU OLTREMARE
BLU CERULEO
VERDE CINABRO CHIARO
TERRA VERDE
ROSSO VERMIGLIONE SCURO (O CINABRO)
GIALLO DI CADMIO MEDIO O SCURO
TERRA DI SIENA NATURALE
TERRA DI SIENA BRUCIATA
TERRA D’OMBRA BRUCIATA

Con il tempo avrete modo di provarne altri e selezionare la vostra personale tavolozza, per accorgervi poi, alla fine dei test, di usare sempre gli stessi dieci colori o poco più.

SUPPORTO

E’ possibile dipingere a olio su tela, tavola o cartone telato. Gli ultimi due supporti offrono una superficie più rigida e per questo meno assorbente, più adatta a chi ama usare il colore ad alti spessori, con pennellate bene evidenziate in stile filo-impressionista. Chi invece ama lo sfumato omogeneo e le campiture piatte senza rilievi di colore, si troverà meglio sulla tela, la quale offre una superficie più ruvida, e quindi più funzionale allo scopo. Tutti i supporti hanno bisogno di essere trattati per l’utilizzo, come descritto nell’articolo Imprimitura.

VERNICI

Le vernici finali si utilizzano una volta ultimato il quadro. Sarebbe meglio attendere almeno un mese per l’applicazione (c’è chi dice un anno) ma se si va di fretta si può sopperire con un passaggio di vernice da ritocco, la quale poi può essere ricoperta da quella finalesuccessivamente. Quest’ultima serve per uniformare il grado di “lucidità” del quadro, poichè vi accorgerete che con l’asciugatura alcuni colori tendono a rimanere più opachi di altri, dando origine ai cosiddetti “prosciughi”. Inoltre ha la funzione di isolare il più possibile i colori dall’aria, in modo che si conservino più a lungo e contemporaneamente che la polvere e i depositi di sporco dovuti al tempo possano essere agevolmente rimossi senza intaccare la pellicola pittorica. Le vernici tradizionali sono la MASTICE, la vernice D’AMBRA, la DAMMAR e la COPPALE, tutte quante a base di resina vegetale. Le prime due tuttavia, pur essendo le migliori sono introvabili in commercio se non come imitazione o in qualche negozio on line, a prezzi molto alti.
Altrimenti si possono trovare in forma granulare nei negozi di restauro e vanno preparate. Sono invece molto diffuse le vernici finali acriliche, le quali danno apparentemente ottimi risultati, tuttavia non è dato sapere se siano removibili, in caso di eventuale ingiallimento dovuto al tempo, e la loro durata.
Esistono inoltre le vernici da ritocco, utili per rinfrescare i prosciughi, come vernice provvisoria in attesa dell’essicamento completo degli strati di colore e se si ha intenzione di effettuare ritocchi e velature “a secco” sulla pellicola pittorica. La loro funzione è quella di far attecchire bene il nuovo strato di colore. In commercio se ne trovano di tipo chimico, alcune ricalcate sull’antica ricetta del Vibert a base di resina ed essenza di petrolio. Deve essere applicata sul colore asciutto.

Come dipingere ad olio

La tecnica della pittura ad olio è una delle più apprezzate, sia da un punto di vista del risultato finale che per semplicità d’esecuzione. Infatti può essere definita “comoda”, in quanto permette una stesura del colore molto rilassata grazie alla lenta essiccazione dei colori e dunque ampia libertà di rielaborazione di ciò che si sta dipingendo. In aggiunta, permette la successiva sovrapposizione di ulteriori stesure di colore senza che lo strato sottostante perda aderenza al supporto. La metodologia di esecuzione può essere diversa a seconda delle preferenze personali poichè questo tipo di colori danno la possibilità di ottenere sia una pellicola pittorica molto sottile e trasparente, analogamente a quanto avviene con l’acquarello, sia di creare uno strato pittorico molto spesso e materico, ed ovviamente tutte le gradazioni intermedie. La differenziazione dipende dal MEDIUM che andremo ad utilizzare, o non utilizzare affatto per la diluizione dei colori. Ovvero per ottenere il colore molto diluito basterà stemperare i colori in una miscela di olio seccativo e trementina, oppure olio ed essenza di petrolio, ovvero con la sola trementina. Tuttavia precisiamo che una forte diluizione dei colori produrrà un effetto finale alquanto opaco, connotazione non specifica della tecnica ad olio.
Per ottenere il risultato opposto basterà invece diluire i colori il meno possibile e con solo olio e non distendere troppo il colore con il pennello, una volta
applicato sul supporto. Noi ci soffermeremo maggiormente la nostra attenzione sulla pellicola medio-alta, poichè riteniamo che non sia conveniente utilizzare i colori a olio per ottenere il medesimo risultato che si ottiene con colori all’acqua più economici.